30.11.2017

«Serve una procedura coordinata per affrontare la sfida dei cambiamenti clima-tici»

Stefanie Huber, co-direttrice dell’Associazione Città dell’energia (Foto: Ufficio federale dell'energia UFE)

Stefanie Huber, co-direttrice dell’Associazione Città dell’energia, ha partecipato in qualità di esperta alla tavola rotonda sul clima del PFZ e ha illustrato le possibilità d’intervento da parte di città e Comuni per contrastare i cambiamenti climatici e il ruolo svolto in questo ambito dal programma «Città dell’energia».

Signora Huber, il tema della protezione del clima ha un ruolo nell’ambito del label «Città dell’energia»?
Certamente! Da sempre Città dell’energia ha incluso anche il tema della protezione del clima («Mitigazio-ne»): la politica energetica e quella climatica devono procedere di pari passo. Inoltre da anni esortiamo le Città dell’energia ad effettuare un’analisi sistematica dei necessari adattamenti ai cambiamenti climatici («Adattamento», misura 1.1.4.).

Quali misure vengono adottate dal label per affrontare al meglio le nuove sfide?
Con la rielaborazione del catalogo delle misure 2017 la posizione del label rispetto alla protezione del clima diventa più globale. Diversi criteri di valutazione sono stati integrati con nuovi aspetti. Ad esempio ci focalizziamo maggiormente sull’attuazione concreta degli adattamenti ai cambiamenti climatici e non solo su una prima analisi sistematica. Inoltre valutiamo se gli investimenti finanziari dei Comuni hanno un’efficacia anche in termini di protezione del clima e intendiamo promuovere tra i Comuni un maggior coordinamento della pianificazione energetica, della mobilità e degli insediamenti.

Verrà aggiunta una nuova misura per le Città dell’energia?
Esiste già una nuova misura, ossia la «Gestione delle aree verdi». Questo aspetto gioca un ruolo determi-nante per la qualità di vita, soprattutto nelle città, in particolare considerando le «isole di calore» che ri-spetto alle aree rurali presentano temperature di 5-7 °C in più e possono quindi risultare dannose per la salute. Inoltre bisogna promuovere nei Comuni la diffusione di tipi di piante adatti alle future condizioni climatiche, in grado di accrescere la biodiversità e che favoriscono la resistenza del sistema alle calamità o ad altri fenomeni.
Diversi Comuni sono già molto attivi e innovativi nella gestione delle aree verdi, anche se talvolta non so-no ancora entrati molto nel merito dell’«adattamento ai cambiamenti climatici». Un buon esempio è dato dalla città di Sion che ha affrontato l’argomento in modo globale, a partire dall’aumento delle superfici verdi attraverso la pianificazione del territorio fino a concorsi per progetti e misure di sensibilizzazione.

Che ruolo svolgono le Città dell’energia?
Sia nella protezione del clima sia nell’adattamento ai cambiamenti climatici i Comuni, le città e le Regioni – esattamente come nel programma «Città dell’energia» – sono partner fondamentali per i Cantoni e la Confederazione. Ne sono un esempio lo stretto contatto con la popolazione (ad es. in merito all’informazione), ma anche l’attuazione di misure con gli attori locali (ad es. nella gestione delle ondate di calore). Le basi e gli studi della Confederazione e dei Cantoni sono utili e necessari, ma al fine di indivi-duare soluzioni adeguate sul posto bisogna curare anche i settori pianificazione, costruzione e traffico nonché la gestione delle risorse e dei rifiuti. Le Città dell’energia fungono inoltre da esempio e possono fare incontrare importanti attori. In particolare nell’adattamento ai cambiamenti climatici servono nuove collaborazioni, ad esempio con le organizzazioni di gestione degli ospizi, dei pompieri o dell’economia, in base a quanto incideranno nel Comune i cambiamenti climatici nei prossimi anni.

In quali ambiti i Comuni dispongono del maggiore margine di manovra?
Per quanto riguarda la protezione del clima Città dell’energia si concentra sui gas serra prodotti dal con-sumo energetico. Su questo aspetto i Comuni possono influire in modo determinante –ad esempio attra-verso il regolamento edilizio e delle zone o il parco edifici, l’approvvigionamento e lo smaltimento o le so-luzioni di mobilità. Per quanto concerne invece l’agricoltura e la silvicoltura o a livello di economia il margine d’azione dei Comuni solitamente si limita al settore della comunicazione e della collaborazione. Anche il margine di manovra nell’adattamento ai cambiamenti climatici è rilevante, poiché numerose mi-sure in questo ambito devono essere concepite e attuate a livello locale. In questo caso i Comuni svolgo-no una funzione di coordinamento.

Dove risiede il maggior fabbisogno d’intervento e dove il maggiore potenziale?
In molti Comuni non è ancora stata raggiunta la consapevolezza delle sfide future e dell’ampiezza dei temi (a partire dagli effetti della calura eccessiva ai mutamenti degli habitat fino alle conseguenze sul turismo, sulla produzione e sull’utilizzo dell’energia ecc.). Nei prossimi mesi e anni «Città dell’energia», in collabo-razione con il programma per il clima dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), intende stabilire dei punti fermi affinché i Comuni possano riconoscere ed elaborare i rischi per loro rilevanti. Il programma per il clima completa e rafforza le misure della legge sul CO2 e promuove la protezione del clima. Pone l’accento sulla formazione professionale e sulle informazioni e consulenze previste per Città dell’energia, Comuni, aziende, specialisti e opinione pubblica.

Un grande potenziale risiede nell’approccio concettuale verso l’adattamento ai cambiamenti climatici. Se ad esempio i settori sociali di una città sono consapevoli dei rischi per la popolazione dovuti alle conse-guenze del calore eccessivo e l’ufficio per la gestione delle aree verdi dispone delle necessarie conoscen-ze per realizzare vantaggiose aree verdi, tutto ciò consente una procedura efficiente e coordinata. Questo vale per i settori citati ma anche per i trasporti, la pianificazione e la comunicazione. Similmente al pro-cesso Città dell’energia a questo punto bisogna affrontare con un approccio globale la sfida trasversale dell’adattamento ai cambiamenti climatici, coinvolgendo anche nuovi attori al di fuori del Comune.